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Riserve di Petrolio: ne avremo almeno per altri 70 anni

petrolio emissioni

Nell’immaginario collettivo più comune si tende a identificare, in forma assai riduttiva, l’utilità del petrolio solo come materia prima per i carburanti per i mezzi di trasporto terrestri, aerei, marini. In realtà, dal petrolio si ricava anche energia elettrica e termica, derivano o dipendono svariate altre attività produttive che coinvolgono la totalità dei settori energetici, industriali, alimentari e commerciali. E’appena il caso di ricordare che dal petrolio si ottengono anche le materie plastiche, i lubrificanti, il catrame, una infinità di prodotti petrolchimici, l’idrogeno, il carbonio, i tessuti (fibre polyestere), il coke, coloranti, saponi, prodotti per vernici, detersivi, insetticidi, fertilizzanti, ecc. Nonostante tutti gli sforzi, non esiste ancora una fonte energetica che possa eguagliare o superare il petrolio in termini di polivalenza d’uso, rendimento globale,  convenienza  ricavi/costi, praticità di trasporto e stoccaggio.

Previsioni sbagliate
– Fra quanti anni i giacimenti petroliferi sparsi nel mondo saranno esauriti o comunque il loro sfruttamento non sarà più economicamente conveniente? Questa è la domanda ricorrente che molti si pongono a cui è difficile dare una risposta precisa, univoca e definitiva anche perché l’età, il grado di sfruttamento e la potenzialità dei singoli giacimenti sono elementi molto variabili. In base all’esperienza acquisita, la durata produttiva media di un singolo giacimento di petrolio e/o gas è di circa 20-30 anni ma non mancano casi di pozzi in apparenza esauriti che in tempi successivi hanno ripreso ad erogare. I sostenitori delle fonti energetiche rinnovabili e gli ambientalisti/catastrofisti sono ovviamente i più pessimisti e sperano che l’oro nero finisca il prima possibile. Da vari decenni prevedono catastrofi energetiche a causa dell’imminente esaurimento dell’oro nero. Però lo sostengono ormai da oltre 50 anni e con grande enfasi dal lontano 1973, anno della seconda crisi petrolifera dovuta, anche questa (la prima risale al 1956, causata dal blocco navale del canale di Suez), esclusivamente a problemi politici-militari (la guerra arabo-israeliana) e non a reale penuria del prezioso combustibile fossile. Chi scrive ha buon memoria e l’età anagrafica per ricordare perfettamente i drammatici articoli sulla stampa e i servizi televisivi basati sull’allarmismo più becero, apparsi in quel periodo. Secondo queste cassandre (fra cui vari presunti super esperti), il petrolio sarebbe terminato al massimo entro una decina di anni. Ne sono passati oltre 40 da allora: non solo il petrolio non è finito ma, guerre permettendo, la produzione petrolifera è notevolmente aumentata rispetto ai primi anni ’70 per soddisfare l’incremento dei consumi. Basti pensare per un istante all’enorme fabbisogno energetico di Paesi in grande espansione economica e industriale come Cina, India, Russia, Brasile che fino a 40-50 anni fa incidevano in misura  marginale sui consumi petroliferi mondiali. Ma non bisogna dimenticare che per molti Paesi a forte economia industriale (USA, Russia, Cina, India, ecc), la principale fonte energetica per produrre elettricità resta il carbone, anch’esso ben lontano dall’esaurimento.

Gli USA primi al mondo – Dunque, l’esperienza e la storia recente suggeriscono che è abbastanza  difficile fornire stime precise sulle riserve mondiali di petrolio, anzitutto perché alcuni tra i principali produttori mondiali (es. l’Arabia Saudita) considerano segrete le informazioni sulle proprie riserve di greggio. Inoltre, la situazione dei giacimenti in attività è in continua evoluzione. Da quelli noti e sfruttati da vari anni non è stato estratto tutto il petrolio esistente ma solo quello estraibile con i sistemi classici di trivellazione, ossia la parte più fluida e meno viscosa. Nel corso degli anni le ricerche petrolifere sono proseguite senza sosta con risultati spesso sorprendenti. Ad esempio il petrolio degli importanti giacimenti del Mare del Nord è stato scoperto solo nel 1969 e da vari anni consente alla Norvegia di essere l’8° Paese al mondo esportatore di petrolio con 1,6 milioni di barili al giorno (dato 2010). Per non parlare dei grandi giacimenti in Libia (fra i primi 10 produttori al mondo), quasi del tutto ignorati fino alla fine degli anni ’50 e degli altri Paesi africani.  Inoltre, negli ultimi anni l’introduzione di nuove tecniche ha reso possibile e conveniente economicamente l’estrazione di greggio a maggiore viscosità partendo da sabbie e rocce bituminose. Il petrolio così estratto è denominato “non convenzionale” ed ha consentito agli USA di diventare in pochi anni uno dei maggiori produttori al mondo. Ai ritmi di crescita attuali si prevede che nel 2015 gli USA diverranno il primo produttore al mondo di petrolio. Ciò era assolutamente impensabile fino agli anni ’90.

La frantumazione idraulica –  Per estrarre petrolio dagli strati di rocce sedimentarie che si trovano a profondità limitate si adotta la tecnica della trivellazione orizzontale utizzando un fluido riempitivo che provoca la fatturazione idraulica  (fracking) delle rocce e la conseguente separazione degli idrocarburi che in tal modo possono essere aspirati in superficie (tight oil). In questo modo, in base al tipo di giacimento, su può estrarre anche gas (shale gas). Negli USA vaste riserve di petrolio non convenzionale sono concentrate in Texas, North Dakota, West Virginia, Ohio.

Le previsioni della BP –  Dai dati pubblicati annualmente dalla BP si rileva che la quantità di petrolio utilizzata dal 1965 al 2004 è di 116 miliardi di tonnellate, mentre le riserve ancora disponibili nel 2004 sono valutate in 162 miliardi di tonnellate. Da ciò si deduce che era stato utilizzato il 42%  delle riserve inizialmente disponibili. Secondo lo studio della BP, le riserve di petrolio sarebbero sufficienti per circa 40 anni al ritmo di estrazione attuale. Tuttavia tale previsione, che risale a 10 anni fa, non tiene conto dei nuovi giacimenti da sfruttare, né dell’aumento prevedibile  della domanda.  In merito al ritmo estrattivo, non bisogna dimenticare che, specie i Paesi OPEC, periodicamente limitano volutamente la produzione per non far scendere troppo il prezzo del greggio. Questa strategia, di natura strettamente economica, oggi assai diffusa, andrebbe a vanificare la teoria proposta nel 1956 dal geofisico Marion King Hubbert secondo cui il picco estrattivo si verifica quando si è utilizzato il 50% del petrolio disponibile in un singolo Paese produttore. Il Prof. Franco Battaglia, noto esperto in materia di fonti energetiche e docente di chimica ambientale presso l’Università di Modena, nel suo ottimo libro del 2007 “L’illusione dell’Energia dal Sole” (ed. 21mo Secolo), rileva che Hubbert aveva previsto correttamente il picco di estrazione americana nel 1970-71 (circa 9 milioni di barili al giorno) per poi decrescere negli anni successivi. “Ripetendo l’analisi di Hubbert- annota il Prof. Battaglia- con i dati oggi disponibili sulla produzione mondiale di petrolio, il picco di massima produzione mondiale sarebbe occorso durante il 2006”. Tuttavia, come detto, la situazione estrattiva e il fabbisogno mondiale di petrolio sono in continua evoluzione, tanto è vero che nel 2011 gli USA sono già al 3° posto (2.862 milioni di barili) nella classifica dei primi 20 Paesi produttori, dopo Arabia Saudita e Russia. E nel 2015 si prevede il sorpasso. Come se non bastasse, la teoria di Hubbert, ormai non più valida, è stata smentita ulteriormente con un nuovo picco estrattivo raggiunto a novembre 2011 con 90 milioni di barili al giorno. Ovviamente, il petrolio, come tutte le fonti energetiche non rinnovabili di origine fossile, non può essere eterno, ma le più avanzate tecnologie di ricerca e di estrazione ne posticipano sempre più il suo effettivo esaurimento. Inoltre, ormai da vari anni, il fabbisogno energetico per la produzione di energia elettrica è più distribuito fra metano (gas naturale di natura fossile), nucleare, carbone, idrolelettrico, eolico e fotovoltaico. Da ciò ne deriva una percentuale maggiore  di petrolio destinata alla produzione di carburanti ed altri prodotti petrolchimici. Dai più recenti dati diffusi da USGS (Servizio Geologico degli Stati Uniti), le attuali riserve petrolifere sarebbero sufficienti per altri 70 anni ma questo dato potrebbe essere, ancora una volta, rivisto in crescita tra pochi anni.

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