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Scandalo VW sulle emissioni “truccate”

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La Casa tedesca per vari anni ha ingannato gli enti governativi preposti ai controlli ma soprattutto la clientela.
Da quando è scoppiato il cosiddetto “Dieselgate” per i software truccati utilizzati dal gruppo VW sui motori 2.0 e 1.6 TDi euro 5, montati su VW, Audi, Seat e Skoda, stampa, tv e web si sono buttati a capofitto sulla notizia, seguendo l’evolversi degli avvenimenti più eclatanti: dalle dimissioni dell’ad del gruppo, al crollo in borsa, ai milioni di esemplari di auto coinvolti nel mega-richiamo annunciato, alle multe miliardarie previste, alla grave perdita di immagine del marchio. Tuttavia, l’informazione generalista ma in parte anche quella di settore, si è ben guardata dall’approfondire certi aspetti strettamente tecnici e soprattutto non si è posta alcune domande cruciali che possono far capire meglio al grande pubblico cosa in realtà sia accaduto e quali saranno le conseguenze e i possibili rimedi. E’ altrettanto vero che, ad oggi, VW non ha reso noto nei dettagli in cosa consisteranno le contromisure che verranno adottate per rendere le vetture incriminate conformi a quanto previsto dalle normative. Si teme, fra l’altro, che l’adeguamento tecnico necessario possa influire negativamente sulle prestazioni dei veicoli, in particolare sulla coppia motrice e sui consumi. Se così fosse, si renderebbe necessaria una revisione della carta di circolazione con tutto quello che ne consegue.  I frequentatori di Autodiagnostic sono per lo più autoriparatori professionisti, dunque a maggior ragione interessati al caso in questione. Sarebbe interessante conoscere il loro parere e sapere, specie dagli addetti alle revisioni periodiche, se fosse  mai emerso qualche dubbio sulla conformità delle auto incriminate, pur sapendo che nel controllo delle emissioni di scarico non è prevista la verifica obbligatoria degli NOx. (né tanto meno quella degli HC e dei PM). Quanto accaduto dimostra comunque l’assoluta inattendibilità delle prove di omologazione europee relative ai consumi ed alle emissioni (i due parametri sono strettamente legati), come da noi più volte sottolineato (vedi nostri articoli precedenti), nonchè l’urgenza di una nuova normativa realistica e trasparente che rispecchi il reale utilizzo su strada dei veicoli. La nuova normativa dovrebbe entrare in vigore il prossimo anno ma il condizionale è d’obbligo, dal momento che le Case tedesche sono già sulla difensiva e premono per rinviare tutto al 2021. Intanto VW, in attesa di divulgare alle reti autorizzate del gruppo le disposizioni tecniche per il richiamo, ha pubblicato sui principali quotidiani nazionali una lettera aperta ai clienti con la quale riconosce il grave errore commesso, chiede loro scusa e si impegna a regolarizzare  tecnicamente i veicoli interessati.

Riportiamo di seguito il testo integrale della comunicazione.

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L’antefatto
– La brutta storia è iniziata circa due anni fa quando l’ICCT (International Council on Clean Transportation), un ente americano indipendente specializzato in controlli energetici e ambientali, decide di effettuare negli USA  dei test sulle emissioni di alcune vetture europee dotate di motori diesel di ultima generazione al fine di verificare, con la collaborazione della West Virginia University la conformità di tali veicoli alle normative americane, più stringenti di quelle europee. Ricordiamo che in quel periodo la classe di emissione europea ammessa per le auto nuove di fabbrica è la Euro 5.

Casualmente due delle tre auto diesel prese a campione erano del gruppo tedesco (una VW e un’Audi). I risultati dei test risultarono molto anomali e totalmente fuori dai limiti di legge, soprattutto quelli ottenuti nel ciclo extraurbano a 70 miglia all’ora (112 km/h). In queste condizioni le emissioni di NOx (ossidi azoto) erano di 40 volte al di sopra del limite normativo. Viene quindi coinvolto Il California air resources board (Carb), agenzia dello Stato della California. Successivi test di laboratorio (vetture sul banco a rulli) evidenziano valori di emissioni conformi alle normative, mentre i test su strada confermavano valori altamente anomali degli NOx. Viene informata l’EPA (Environmental Protection Agency), l’agenzia governativa americana per la protezione ambientale che nel 2014 chiede la opportune spiegazioni a VW. la Casa tedesca propone, nel dicembre dello scorso anno, un richiamo sul software della centralina motore su circa 500 mila vetture circolanti negli USA. L’EPA tuttavia, riscontrando sempre valori di emissioni di gran lunga oltre i limiti di legge, decide di intimare a VW il blocco delle vendite dei MY 2016 dei modelli testati, qualora la Casa costruttrice non avesse rimediato all’anomalia. Il gruppo tedesco, messo alle strette, non ha potuto infine che ammettere il grave raggiro, vale a dire l’esistenza di un software segreto “dormiente” inserito nelle centraline gestione motore dei motori incriminati (2.0 e 1.6 TDi  EA 189) che riconosce le particolari condizioni riprodotte in sede di test di omologazione, riducendo drasticamente le emissioni allo scarico.

DOMANDE LEGITTIME – Fra le molte domande che è lecito porsi di fronte a fatti del genere ve ne sono alcune fondamentali.

Come è possibile che, nel corso degli ultimi 10 anni (la pratica illegale sarebbe iniziata nel 2005) nessun ente privato o governativo europeo preposto ai controlli sulle emissioni, si sia mai accorto del “trucco” escogitato da VW su milioni di auto prodotte dai marchi VW, Audi, Seat, Skoda?

Inoltre, tutte le Case automobilistiche, da sempre, esaminano accuratamente le vetture prodotte dalla concorrenza diretta, testandole su strada e in pista, smontandole completamente nei loro centri sperimentazione e ricerca al fine di verificarne tutte le caratteristiche costruttive e carpire eventuali soluzioni tecniche interessanti ai fini della qualità, della sicurezza o delle prestazioni.

Come è possibile che nessun costruttore concorrente  del gruppo tedesco, abbia mai approfondito gli aspetti riguardanti le “strane”  emissioni dei modelli incriminati e non si sia mai accorto del grave escamotage? Il fatto che il trucco sia stato smascherato da uno sparuto gruppetto di tecnici americani con mezzi infinitamente inferiori rispetto a quelli a disposizione dei colossi dell’auto, dimostra che la cosa era fattibile con un minimo di ingegno.

Le possibili risposte al primo interrogativo, in ogni caso, sarebbero comunque inquietanti: non vi è stato adeguato controllo da parte delle istituzioni europee e ciò denota un comportamento negligente e poco responsabile. Ma è altresì legittimo ipotizzare una tacita, colpevole complicità degli enti europei preposti all’omologazione di tali vetture.  Ma anche l’EPA americano non può essere esente da critiche, dal momento che a suo tempo aveva concesso l’omologazione Tier2-Bin5 agli incriminati i motori 2.0 TDI EA 189. In buona sostanza, si può verosimilmente ipotizzare che gli enti preposti ai controlli ed i vertici aziendali sapessero. Del resto è questa l’ipotesi più accreditata quanto meno a livello europeo, come riportato da fonti ben informate. Non bisogna peraltro dimenticare che il 20% del capitale azionario di VW è di proprietà statale ed in varie occasioni il gruppo tedesco ha usufruito di finanziamenti governativi.

Per quanto riguarda il secondo quesito, ci sembra poco realistico che le Case concorrenti si siano limitate sempre e soltanto a verifiche tecniche superficiali. Quindi, anche in questo caso, l’ipotesi più probabile è la più inquietante: le altre Case, pur sapendo dei software truccati di VW, hanno preferito tacere per tacito accordo fra i costruttori o per evitare ritorsioni e reazioni che potessero scoprire altri scheletri nei propri armadi?

Ovviamente, continueremo a seguire gli sviluppi della intricata vicenda.

di Bruno Pellegrini

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