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    Il condizionatore è un dispositivo capace solo di raffreddare, mentre il climatizzatore è in grado sia di raffreddare che riscaldare l’aria. Tweet
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Clima giusto per ogni gusto

Il condizionatore è un dispositivo capace solo di raffreddare, mentre il climatizzatore è in grado sia di raffreddare che riscaldare l’aria.

E’ inutile negarlo, siamo pigri e pantofolai, la società odierna ci propina giornalmente soluzioni, cambiando il nostro modo di affrontare e risolvere i problemi di ogni giorno.

Prendiamo in esame il problema del caldo in auto. Anni or sono i nostri padri e ancor prima i nostri nonni, in estate, andavano in giro con i finestrini abbassati e i più fortunati anche con il tettuccio apribile spalancato. Con così poco si sentivano infinitamente liberi, pur sudando sui quei sedili in finta pelle, allestimento molto usato sulle auto di quegli anni, fino a quando subentrarono i primi e semplici impianti di ventilazione, via via sempre più complessi, che mandarono in pensione il vecchio e caro deflettore che si apriva a compasso e che tanto li aiutava nel forzare il ricambio d’aria non facendo appannare i vetri e che i più giovani posso ammirare solo su auto d’epoca di quegli anni.

Il passo successivo alla fine del deflettore fu l’aria condizionata. Inizialmente un impianto a se stante, disponibile come optional su auto di segmento alto, ovvero in alternativa applicato in aftermarket su quei pochi veicoli sempre di segmento alto e medio alto che disponevano di un kit dedicato. Questi impianti utilizzavano propri condotti e bocchette immettevano aria fredda in abitacolo con la sola possibilità di regolare la ciclicità del sistema, regolazione affidata molto spesso ad un tecnico e non disponibile all’utente, che poteva solo scegliere di spegnerlo se risultava essere troppo freddo.

Da quel momento si capì che non avremmo voluto più tornare indietro e per merito della grande diffusione, congiuntamente all’applicazione dei nuovi impianti anche sui veicoli di segmento medio basso, si sono progettati sistemi intelligenti, manuali e automatici denominati CLIMATIZZATORI, da utilizzare tutti i mesi dell’anno, capaci di miscelare il flusso di aria fredda con il flusso di aria riscaldata, sfruttando i condotti già presenti per il riscaldamento di bordo, rinfrescandoci d’estate alla temperatura che più ci aggrada, e deumidificando l’abitacolo dall’umidità nei giorni piovosi.

Oggi, nessuno compra un’auto senza impianto di climatizzazione di bordo, anche volendo su alcuni modelli non è prevista nemmeno la sua esclusione dalla dotazione degli accessori, ma nonostante la sempre maggior diffusione sono ancora troppo pochi gli automobilisti che conoscono i componenti e il funzionamento di questo meraviglioso accessorio che alleviando la fatica di chi guida, migliora notevolmente il suo benessere psicofisico e la sicurezza in auto.

Dicevamo che spesso il sistema è usato impropriamente.

Ma come è fatto un impianto?

Il condizionatore è un dispositivo che sfrutta le caratteristiche dei gas/fluidi di riscaldarsi o raffreddarsi se sono sottoposti a pressioni diverse e stress fisici.

Un esempio semplicissimo, per capire il comportamento dei gas, è senz’altro quello tra la “pompa da bicicletta” e quello della “bomboletta spray”.

Primo esempio
Prendiamo una comunissima pompa da bicicletta, otturiamone l’ugello con un dito lasciando un piccolissimo spiraglio e esercitiamo una pressione sullo stantuffo. Noteremo che l’aria che fuoriesce dalla fessura a contatto con la pelle risulterà quasi bollente.
Si capisce subito che un gas (l’aria è una miscela di gas), se compresso si riscalda.

 


Secondo esempio

Muniamoci di una comunissima bomboletta di quelle utili ad esempio per spolverare in profondità il pc. Premiamo sulla valvola e lasciamo uscire liberamente l’aria contenuta all’interno. In pochi secondi la bomboletta diventerà sempre più fredda, fino a divenire gelida.

 

 

Anche in questo caso è palese capire che un gas chiuso sotto pressione, una volta lasciato libero di fuoriuscire subisce un repentino calo di pressione espandendosi, causando il raffreddamento del gas.
Sfruttando e combinando i processi alla base di questi due comunissimi esempi, otteniamo il condizionatore.

Un dispositivo che sfrutta la termodinamica per “spostare il calore da dove da fastidio a dove fastidio non da”, come diceva il pioniere della climatizzazione industriale: Willis Carrier.


IL CONDIZIONATORE

Il condizionatore è composto da un circuito (detto anche frigorigeno) al cui interno e posto un particolare gas, un compressore, un condensatore, una valvola di espansione (venturi) e un evaporatore.


Il gas utilizzato (nel nostro caso denominato con la sigla R134) è un fluido termovettore la cui miscela è ottimizzata per la funzione che deve assolvere.

Durante il tragitto che di fatto, obbliga il fluido allo stato gassoso a percorrere i canali stretti e tortuosi del condensatore, oltrepassato il quale, essendosi condensato, arriva nel filtro deidratatore allo stato liquido, mantiene questa condizione sino alla valvola di espansione, dopo la strozzatura (detto anche venturi), scende violentemente di pressione e di temperatura, espandendosi nei condotti dell’evaporatore più larghi dei precedenti, assorbendo calore al flusso di ventilazione diretto in abitacolo, in questa fase evapora completamente tornando allo stato gassoso, pronto per essere risucchiato dal compressore ed iniziare un nuovo ciclo.


Condensatore ed evaporatore
, in un impianto automobilistico, sono due semplici scambiatori di calore.
Il condensatore cerca di smaltire il calore in eccesso del gas compresso contenuto al suo interno, lo stesso si trova a ridosso del radiatore di raffreddamento del motore ( il suo raffreddamento è forzato dall’attivazione più frequente della ventola).

 

 

 

 

L’evaporatore è posto all’inizio dell’impianto di ventilazione, a valle del filtro antipolline a del ventilatore interno, la sua funzione è quella di sottrarre temperatura all’aria diretta in abitacolo, mentre l’aria attraversa lo scambiatore viene raffreddata, cede parte del proprio calore all’evaporatore stesso, evitando altresì che il gas in espansione all’interno possa ghiacciarsi.

 

 

Nel circuito è anche presente un serbatoio per il liquido refrigerante che assolve la funzione di “polmone” e filtro disidratatore. Questo componente ha la funzione di filtrare eventuali impurità di materiale asportato per sfregamento dal compressore oppure sporco derivato dal montaggio e nello stesso tempo trattenere l’umidità presente nel circuito che potrebbe causare, essendo acqua, ruggine in alcune parti dell’impianto.
Da sottolineare altresì un’ulteriore strategia dell’impianto, ovvero l’impossibilità di spegnere il ventilatore con il compressore acceso, o di attivarlo con temperature esterne prossime allo zero, tutto questo è necessario per assicurare nell’evaporatore un minimo di scambio termico, indispensabile per evitare il congelamento del gas nel suo interno e causare il blocco totale del circuito.

 

IL CLIMATIZZATORE



Dal condizionatore al climatizzatore il passo è breve. Per condizionatore si intende un dispositivo capace solo di raffreddare, mentre il climatizzatore è in grado sia di raffreddare che di riscaldare l’aria.

Mentre i climatizzatori domestici usano il processo della pompa di calore, la quale altro non è che l’inversione di funzionamento per produrre calore, i climatizzatori automobilistici sono molto più semplici e di fatto accoppiano un condizionatore con un comune riscaldatore. Quest’ultimo per forma e dimensione simile ad un piccolo radiatore che sfruttando il collegamento al liquido di raffreddamento motore, né utilizza la temperatura di esercizio.

Il liquido di raffreddamento, riscaldato dal motore, passa attraverso questo piccolo radiatore e riscalda l’aria diretta all’abitacolo.

Aggiungiamo un motoventilatore a più velocità, un dispositivo che raffredda l’aria, un altro che successivamente la scalda e riusciamo a regolare la temperatura dell’abitacolo a piacimento.

Ma quanto costa raffreddare l’aria?

Normalmente un impianto standard consuma dai 2-3 kw mentre per gli impianti più raffinati con compressori a cilindrata variabile, il consumo scende notevolmente attestandosi a circa 0,8 kw anche quando si trova a pieno regime.
Da tutto ciò si evince che minore sarà la disponibilità di cavalli nel motore, maggiore si sentirà il peso del compressore del clima e di conseguenza l’aumento dei consumi.
La funzionalità dei nuovi impianti differisce a seconda della tipologia:

Manuale: con tutte le regolazioni affidate all’utente

Semiautomatici: con regolazioni automatiche limitate alla temperatura e velocità di ventilazione,

Automatici: con flussi, temperatura e velocità di ventilazione completamente gestiti da una centralina attraverso vari servomeccanismi presenti nel sistema.

A seconda delle varie zone impostabili singolarmente, avremo climatizzatori monozona, bizona, trizona e quadrizona.


Ecco alcuni esempi:

 

 

 


La massima espressione della complessità sono attualmente i climatizzatori automatici multizona, che consentono di regolare la temperatura in modo personalizzato in ogni zona del veicolo, regolando oltre alla temperatura , la velocità di ventilazione, nonché la direzione del flusso, il tutto tassativamente in automatico.


Istruzioni per l’uso

 


Una premessa doverosa da non sottovalutare, riguarda l’utilizzo frequente. Non si può pensare di trovare l’impianto sempre efficiente e performante, utilizzandolo sono in estate, questo è un impianto a se stante, con il suo motore, (compressore) tubi, radiatori, (condensatore ed evaporatore) che resta in pressione anche da spento, quindi va usato per mantenerlo efficiente a lungo. Sarebbe come pretendere che un motore a scoppio fermo per tutto l’inverno, si avvii al primo colpo in primavera.

 

Come è giusto che sia, le opinioni su come utilizzare al meglio la climatizzazione di un’auto sono molteplici e diverse tra loro, ognuno ha la sua personale tecnica per migliorare il benessere in auto, ma le linee su cui anche i diversi pensieri convergono sono:

  • Non abbassare eccessivamente la temperatura in auto, rispetto a quella esterna, soprattutto in estate, il delta di differenza non deve superare i 6° – 7°.
  • Non indirizzare il flusso di aria fresca direttamente sul corpo.
  • Non spegnere l’auto, prima di aver spento l’impianto qualche minuto prima di arrivare a destinazione, lasciando ventilare l’abitacolo, in questo modo si consente all’evaporatore di asciugarsi, inoltre si prepara il corpo ad avvicinarsi alla temperatura esterna, prima di scendere dall’auto.

Questi sono principi ed opinioni di buon senso, legati soprattutto a preservare la nostra salute, su cui ognuno può e deve avere la propria idea, ma vediamo anche come ottenere la maggior efficienza dal climatizzatore.
Per raffreddare rapidamente un abitacolo infuocato dal sole, è necessario facilitare la fuoriuscita dell’aria calda contenuta all’interno dell’abitacolo.

Accendiamo quindi il climatizzatore alla temperatura desiderata e contemporaneamente abbassiamo i finestrini. Dopo un paio di minuti sarà già possibile richiuderli e godere del primo fresco. Per migliorare ulteriormente le prestazioni dell’impianto è importante imparare ad usare il ricircolo, attivandolo per facilitare il raffreddamento, ricordandoci però poi di disattivarlo appena il clima all’interno diventa accettabile evitando di respirare a lungo aria riciclata che diverrebbe inevitabilmente stantia.
Insieme al ricircolo è necessario saper dosare la manopola della temperatura con quella della ventilazione, viene spontaneo smanettare continuamente su queste due nella speranza di raggiungere velocemente la condizione ricercata.
Meglio ricercare ed impostare sin da subito una temperatura ragionevole senza eccedere con la ventilazione, tenendo conto del trascorrere di un minimo di tempo fisiologico necessario al sistema per fare il suo lavoro, generando un abbassamento graduale della temperatura, percepito con naturalezza dal corpo.
I flussi d’aria devono essere indirizzati verso l’alto per favorire il mescolamento dell’aria fredda (notoriamente più pesante) con quella calda (più leggera) presente in abitacolo, favorendo altresì il raffreddamento della zona intorno alla testa degli occupanti.
Le bocchette centrali sono utilissime per questo scopo, dirigere il flusso verso il parabrezza o in altre direzioni è in utile e a volte anche dannoso.
Quanto descritto riguarda un semplice climatizzatore.
Per gli ultimissimi impianti, quelli più sofisticati, sarebbe bene sapere che le logiche di gestione, hanno raggiunto una precisione e un intelligenza di buon livello. Con un clima automatico a disposizione, è sufficiente impostare il giusto livello di temperatura e lasciar fare tutto all’impianto, se si ha la pazienza e la tranquillità di attendere, che in poco tempo si otterrà il clima ideale.
In autunno, in primavera come in inverno, il climatizzatore continua a fare il suo dovere strategico nel migliorare la sicurezza in auto.
Grazie infatti, alla capacità di deumidificare l’aria, pur impostando una temperatura relativamente alta, è in grado brillantemente di azzerare il problema dell’appannamento dei cristalli, particolarmente fastidioso soprattutto durante le piogge autunnali, migliorare il benessere a bordo, diminuendo il senso di soffocamento che affligge gli occupanti più sensibili.
La manutenzione di un moderno climatizzatore, quelli in uso da circa 10 anni a questa parte, non è particolarmente complessa, come abbiamo già detto, il segreto sta nell’utilizzarlo di frequente per mantenerlo in forma, almeno qualche minuto ogni settimana, ed avere l’accortezza, soprattutto nelle giornate piovose e umide, come alla fine di un lungo viaggio, di lasciar ventilare abbondantemente i condotti di ventilazione e il condensatore dall’umidità presente sullo stesso, disattivando il compressore, ma lasciando attiva la sola ventilazione per qualche minuto.
Questa attenzione eviterà il formarsi di muffe e batteri proprio nella zona dell’evaporatore, che sono poi la causa di cattivi odori e, a volte di reazioni allergiche, è necessario altresì sostituire periodicamente il filtro antipolline alle cadenze prescritte, sicuramente in occasione del tagliando di manutenzione periodica è cura del meccanico farlo, ma nel caso di percorsi polverosi va da sé che il periodo si accorci sensibilmente.
Nella foto seguente è possibile notare la differenza tra un filtro saturo di polveri e smog ed uno nuovo.

Con questi piccoli accorgimenti, potremmo trarre un grande vantaggio nel migliorare la qualità della vita a bordo, ridurre fastidi ed allergie, e perché no anche di ridurre i consumi di carburante, evitando di usarlo per tempi inferiori ai 15 minuti in quanto non ha utilità, in questi casi è meglio abbassare i finestrini, operazione un po’ retrò che ci porta ai bei tempi dei nostri nonni.


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